Negli ultimi mesi, indirettamente e direttamente si è parlato molto di biotecnologie.

Indirettamente se ne è parlato attaccando modi di fare agricoltura (biologica e biodinamica) che si basano sui principi di agro ecologia, che ormai si considera una scienza essendo insegnata anche nelle Università (per esempio al Berkeley Food Institute, University of California, Berkeley).

Uno degli argomenti usato in questi attacchi è che in agricoltura biologica e biodinamica non è permesso coltivare Organismi Geneticamente Modificati (OGM), ai quali recentemente sono stati equiparati, suscitando molta indignazione in chi di biotecnologie si intende, gli organismi vegetali ottenuti con il “Gene Editing” che invece da molti sono considerate Nuove Biotecnologie (Nbt) non equiparabili agli OGM come invece recentemente decretato (per maggiori dettagli vedere anche https://terraevita.edagricole.it/economia-e-politica-agricola/nbt/).

Direttamente se ne è parlato spesso anche sulla stampa Italiana lamentando gli svantaggi di cui soffrirebbe non solo l’agricoltura italiana ma anche quella mondiale, e quindi la possibilità di dare da mangiare a tutti nonostante le crescenti difficoltà dovute, tra le altre cose, ai cambiamenti climatici, a causa dei divieti e degli ostacoli posti all’uso degli OGM e delle Nbt.

Recentemente gli OGM sono stati citati come possibilità di combattere la Sharka del pesco, mentre le Nbt sono state citate come possibilità per risolvere il problema della Xylella.

Ė un argomento che mi interessa, perché nel mondo vegetale OGM e Nbt hanno a che fare con i semi, da cui proviene il cibo, dal quale dipende la nostra salute. Quindi cerco di leggere tempestivamente quanto viene pubblicato su questo argomento privilegiando le riviste più accreditate. Così facendo, e confrontando quello che leggo sulle riviste specializzate (quasi sempre in lingua Inglese) con ciò che leggo sui mezzi di comunicazione (compresi i social media) accessibili anche a coloro che con la lingua Inglese non hanno dimestichezza, mi accorgo che quasi sempre l’informazione è incompleta o parziale.

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