In campo si riconosce dai lunghi baffi neri o meglio -per usare le parole di Nazareno Strampelli, il primo ad aver selezionato questo frumento duro, nel 1915- dalle “ariste bruno-nere” e dalla spiga “quadrata, serrata, bianco-bionda”. E mentre i media l’hanno trasformato nel grano più discusso degli ultimi mesi, nei pacchi di pasta il Cappelli è diventato un nome dal grande appeal commerciale.p12IMG20180528130949OK

Un “affare” sul quale Rete Semi Rurali ha voluto soffermarsi nel suo ultimo notiziario, da poco pubblicato. Su questo loro lavoro e sulla vicenda della varietà Cappelli -tra le colline di Peccioli (PI), in occasione dell’appuntamento annuale “Coltiviamo la diversità!” nell’azienda agricola biologica Floriddia– abbiamo intervistato Riccardo Bocci di Rete Semi Rurali. “Finora la nostra associazione non si era mai esposta sulla questione Cappelli, anche se in molti -gli agricoltori, i nostri soci, il mondo bio- ci sollecitavano una posizione”, spiega. “Volevamo elaborare un discorso più complesso attorno a questa varietà, che ne raccontasse da principio la storia e mettesse in ordine i fatti degli ultimi due anni. Il notiziario della Rete ci è sembrato lo strumento più utile per farlo”.

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Il numero monografico del notiziario #20 “Senatore Cappelli: il grano e le persone. Storie e leggende attorno a un nome e al suo mito” (maggio 2018), a cura di Rete Semi Rurali, è liberamente scaricabile qui.