Negli ultimi 50 anni, il paesaggio delle Alpi è cambiato radicalmente: le aree agricole sono state abbandonate, mentre le aree di fondo valle più favorevoli, hanno subito una progressiva intensificazione dell’uso. Tali fenomeni hanno un impatto negativo sugli ecosistemi alpini conducono alla progressiva perdita di diversità all'impoverimento culturale legato alle pratiche agricole e alla interruzione dei saperi tra le generazioni.

Nel luglio 2019 la RSR si è fatta promotrice dell’ incontro internazionale “PROMUOVERE LA DIVERSITA' AGRICOLA E ANIMALE NELLO SPAZIO ALPINO (PRATICHE E POLITICHE A CONFRONTO)”, tenutosi a Cevo (BS) nella cornice dell’Adamello in Lombardia. Questo incontro ha visto la partecipazione di diversi attori che a vario titolo sono iimpegnati nella promozione e valorizzazione della biodiversità agricola e animale, con lo scopo di favorire lo sviluppo delle aree montane. Questa giornata ha aiutato a mettere in evidenza come  che le strategie di conservazione della biodiversità si sono concentrate sulla conservazione integrale delle aree naturali, sottostimando il ruolo della promozione della biodiversità agricola e animale  come elemento funzionale e dinamico alla persistenza della attività umana nel sistema alpino.

                                                                                                                     romanelli                                                                       (credits Cecilia Romanelli 2019)                          

L'incontro voleva favorire la costruzione di una piattaforma "multistakeholders" sul tema della gestione sostenibile della diversità agricola e animale nello spazio alpini nelle aree marginali. Il seminario/laboratorio ha facilitato lo scambio tra soggetti appartenenti a reti transnazionali che si occupano di risorse genetiche, quale mezzo per lo sviluppo locale, per il reinsediamento dei giovani agricoltori, e nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. L'occassione ha permesso inoltre ad innalzare l'attenzione sulle opportunità (e limiiti) data dalla “Convenzione delle Alpi” con particolare attenzione al protocollo sulla protezione della natura e del paesaggio, coinvolgendo i responsabili politici e facilitando la collaborazione tra gli agricoltori, i centri di ricerca, le istituzioni locali, le aree protette. Consapevoli del fatto che lo spazio del seminario non sarebbe stato sufficiente alla definizione di un piano operativo, l'appuntamento ha comunque permesso di iniziare un dialogo comune per l'uso sostenibile delle risorse genetiche lungo le Alpi e tra le macroregioni Italia, Francia, Slovenia, Austria, Svizzera.

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                                                        (Foto G. De Santis)

Una prima, è concreta eredità dell’incontro è stato lo scambio simbolico di piccole quantità di seme di segale che è stata seminata nell’autunno da aziende “pionere”, aderenti al Biodistretto della Valcamonica che da tempo sta individuando appenzamenti per aumentare le produzioni di questo cereale, contribuendo cosi al tema della mitigazione dell'abbandono e frammentazione dei fondi. In questa prima stagione sono state installate delle parcelle a scopo “divulgativo” seminate con

- Popolazione di grano saraceno a grani grossi (origine: Francia)
- Popolazione di segale del Massiccio Centrale (origine: Francia)
- Secale multicaule, perenne Francia
- Secale multicaule, Waldstauden (origine: Coltivare Condividendo)

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Questo materiale è stato seminato presso l’Az. Agr. Comazera - Corteno Golgi -BS (a 1300 m s.l.m., zona che fino all’installazione dell’azienda era abbandonata dagli anni ’50) e l’Az. Agr. Shanty Maè - Saviore dell'Adamello - BS (a 1450 m s.l.m., è situata all’interno del Parco dell’Adamello, zona di pascoli ormai completamente abbandonati).

Riconoscere e ricollocare la diversità nei campi rappresenta il primo passo di un programma più ampio che mira a ricostruire una agricoltura adatta a questi luoghi ed usi in cui consumo umano e consumo animale coesisto.

I prossimi temi del lavoro comune saranno approfondire il ruolo delle aree protette per l'implementazione delle strategie di adattamento locale e quindi dello sviluppo agroecologico dello spazio alpino, sostenere lo scambo di esperienze, conoscersi, capire se/come altre organizzazioni hanno idee e pratiche rispetto a grandi temi come i cambiamenti climatici; promuovere una riflession specifica sulla qualità della filiera della segale e dei suoi usi.

(Foto R.Stentella)