AL VIA IL PROGETTO:
"Miglioramento genetico partecipativo delle antiche varietà locali"

PROGETTO APERTO A TUTTE E TUTTI

 di seguito riportiamo alcune linee guida e intenti..che saremo ben felici di integrare e completare grazie a idee e al coinvolgimento di tutti coloro che vorranno aiutarci e condividere questo lavoro con noi

Rete Semi Rurali insieme è parte del Progetto di Implementazione del Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche Vegetali per l'Alimentazione e l'Agricoltura della FAO finanziato dal MiPAAF e di cui fanno parte molti CREA e il CNR

 

 

Gentili colleghi,

 

 

 

facendo seguito alla nostra riunione RGV/FAO ad Arezzo e successive comunicazioni relative alle problematiche derivanti dall’applicazione del Protocollo di Nagoya nel settore delle risorse genetiche, vi aggiorno sullo stato di avanzamento del relativo DDL di implementazione in Italia.

 

Quale Coordinatore Generale del Progetto RGV FAO del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) e Dirigente del CREA, sono impegnato a fornire supporto tecnico al Ministero stesso nella definizione del provvedimento di cui sopra.

 

Come noto, il lavoro di messa a punto del provvedimento è coordinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) che il 19 ottobre 2015 ha indetto una riunione con i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente Tutela Territorio e del Mare (MATTM), Istituzione alla quale è stata affidata la stesura del DDL e il MiPAAF quale Istituzione responsabile dell’applicazione in Italia, del Trattato Internazionale FAO.

 

 

In tale sede, esaminando una prima bozza di ratifica, sono emerse in modo chiaro le posizioni contrapposte del MATTM e del MiPAAF. Tra i vari aspetti non condivisi, quello più importante sostenuto dal MiPAAF, è l’esclusione dall’applicazione del Protocollo di Nagoya di tutte le risorse genetiche di attuale o potenziale valore per l’alimentazione e l’agricoltura (risorse genetiche vegetali, comprese le forestali e florovivaistiche, risorse genetiche animali e microbiche). Questo a prescindere che per le stesse siano attualmente in vigore altri regimi di scambio e accesso, come ad esempio, il caso delle RGVAA, il Sistema Multilaterale del Trattato Internazionale FAO e il suo Annex 1.

 

Va ricordato che il Protocollo di Nagoya ha come scopo iniziale e principale la difesa delle diverse componenti della biodiversità dagli atti di biopirateria che si verificano per lo più in ambito farmaceutico o cosmetico, mentre il Trattato FAO è nato per una condivisione e l’accesso equo alle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione.

 

Il convinto sostegno all’esclusione delle RGAA dal regime di Nagoya nasce dalla notevole mole di adempimenti burocratici necessari per avere accesso alle risorse, dalle incertezze legali concernenti il pieno rispetto delle regole al momento della richiesta, nonché dai tempi lunghi (fino a 3 mesi) impiegati per avere l’autorizzazione per l’accesso a una risorsa genetica che possono scoraggiare le aziende utilizzatrici di piccola e media dimensione (breeder, detentori di collezioni e/o agricoltori) ad accedere a una risorsa genetica, sotto il regime del Protocollo di Nagoya.

 

Nel caso specifico del Trattato FAO, tale possibilità è comunque prevista dallo stesso Protocollo di Nagoya e dal relativo Regolamento (UE) n. 511/2014, con l’opzione che ciascuno Stato membro che è parte contraente del predetto Protocollo e del Trattato FAO, possa decidere di sottoporre le proprie risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, non contenute nell’Allegato I del Trattato FAO, ai termini e alle condizioni del relativo accordo standard per il trasferimento di materiale (SMTA).

 

La posizione del MiPAAF è sostenuta da Istituzioni di ricerca pubblica quali il CREA-Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economi agraria, il CNR- Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR), Università di Palermo Dip. Scienze Agrarie e Forestali, Università di Pisa Dip. Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali, Università della Tuscia Dip. Scienze Agrarie e Forestali, Società nazionali scientifiche quali AISSA o AALSEA, dalle associazioni dei produttori quali Assosementi, e degli agricoltori quale Rete Semi Rurali.

 

In occasione della predetta riunione i rappresentanti del MATTM non hanno ritenuto di accettare l’inserimento nel DDL di un articolo che escludesse tutte le risorse genetiche di interesse agricolo e alimentare e neppure di escludere esplicitamente le risorse fitogenetiche di attuale o potenziale valore per l’alimentazione e l’agricoltura (RGVAA) dalla applicazione del Protocollo di Nagoya, mantenendole nel regime di scambio SMTA del Trattato FAO. Il MATTM e il MAECI hanno chiesto al MiPAAF, di predisporre, con il supporto del CREA, un elenco delle specie vegetali di interesse agricolo e alimentare, da escludere dall’applicazione del Protocollo di Nagoya, oltre quelle incluse nell’Allegato I del Trattato FAO

 

In seguito alla notifica di tale elenco che comprende oltre 250 specie di interesse alimentare, foraggero, industriale, ornamentale, forestale, inclusi i loro parenti selvatici (All 1), il MATTM ha formulato una controproposta non condivisa dal MiPAAF in quanto questo l’elenco emendato contempla solo pochissime specie vegetali, escludendo la gran parte di quelle ritenute di attuale o potenziale valore per l’alimentazione e l’agricoltura.

 

Il MiPAAF ribadisce quindi la necessità di inserimento nel DDL di un articolo che preveda l’esclusione delle RG(V)AA dal protocollo di Nagoya facendo riferimento oltre al già citato Regolamento Europeo n 511/2014, anche alla recente legge del 1/12/2015 n 194 recante “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare”, che definisce all’articolo 1 comma 1, l’oggetto e le finalità del provvedimento, facendo specifico riferimento al Trattato Internazionale FAO, al Piano nazionale sulla biodiversità, di interesse agricolo e alle Linee guida nazionali per la conservazione in situ, on farm ed ex situ della biodiversità vegetale, animale e microbica di interesse agrario. Per quanto sopra appare chiara la volontà del legislatore di attribuire natura speciale alle risorse di interesse agricolo e alimentare che costituiscono la base del benessere umano e dell’agricoltura sostenibile, quale patrimonio comune dell’umanità.

 

A livello europeo i singoli Stati hanno definito o stanno definendo le loro legislazioni nazionali sulla materia, in modo molto diversificato, in accordo con le proprie normative. E’ comunque evidente che in tutte le legislazioni definite o in corso di attuazione, si attribuisce un ruolo speciale alle Risorse di interesse agricolo e alimentare che vengono escluse in vario modo dalla regolamentazione prevista dal Protocollo di Nagoya (Spagna, Francia, Germania e altri Paesi ancora).

 

Durante un recente workshop a Londra organizzato dalla Commissione Europea, al quale hanno partecipato responsabili di Ministeri o Agenzie preposte nei singoli Paesi alla implementazione nazionale del Protocollo di Nagoya, ricercatori e compagnie private di tutto il continente hanno messo in evidenza le problematiche attuative del protocollo di Nagoya, e comunque la necessità di escludere le RGVAA da tale normativa.

 

A livello globale, anche il Brasile, inizialmente Paese promotore del Protocollo di Nagoya, nel novembre del 2015 ha modificato la propria legislazione alla luce del fatto che molte delle regole e imposizioni predisposte risultavano estremamente complicate determinando uno scarso ricorso alle autorizzazioni di accesso e una riduzione delle iniziative di ricerca e sviluppo nel settore delle risorse genetiche alimentari e agricole.

 

In Italia, il MATTM continua ad essere ostile a tale approccio, ritenendo di non voler escludere nessuna risorsa dall’applicazione di Nagoya oltre quelle elencate nell’Allegato I del Trattato e quelle poche, da loro proposte nell’elenco emendato.

 

Alla luce di quanto sopra si ritiene quindi auspicabile che tutte le componenti pubbliche e private investite direttamente o indirettamente dall’applicazione di Nagoya in Italia valutino, ancora una volta, con attenzione l’impatto che tale normativa avrà nei loro settori di competenza e si attivino al fine di migliorare il DDL e far escludere comunque le RGVAA (se non anche quelle animali e microbiche) da tale normativa.

 

Una ottima occasione in tal senso è offerta dall’incontro organizzato dal MATTM, nei giorni 30 e 31 marzo a Padova (invito e programma in Allegato 2).

 

 

 

Vi ringrazio per l’attenzione e resto a disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento.

 

Il Coordinatore Generale Progetto RGV FAO

 

FR De Salvador

 

 

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Flavio Roberto De Salvador PhD
Dirigente di Ricerca
CRA FRU - Centro di Ricerca per la Frutticoltura
telefono fisso 06 79348185
fax 06 79348187

coordinamento progetto RGV/FAO

 

 

Via di Fioranello, 52

 

00134 Roma

 

Tel. 06 7934811

Elena Mazzoni, Monica Di Sisto e Francesco Panié della Campagna StopTTIP Italia hanno partecipato ieri pomeriggio all'audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati sui possibili impatti del TTIP sul comparto agroalimentare italiano. Un punto di avanzamento nella strategia di mobilitazione di una campagna che ha raggiunto i 25 comitati locali e che si sta preparando, con la sua Assemblea nazionale di Firenze, alla mobilitazione del 18 aprile, quando le reti internazionali chiederanno di bloccare i negoziati del TTIP e del TiSA e di non ratificare il CETA.

Continua intanto la raccolta di firme europea contro il Trattato transtlantico, che ormai ha raggiunto e superato il milione e mezzo di firme. Obiettivo: due milioni entro ottobre

 

Il video dell'audizione alla Camera dei Deputati: archivio?id=7632&position=0

Il sito della Campagna Stop TTIP Italia: http://stop-ttip-italia.net

Dopo la pressione delle lobby biotech americane sul trattato di libero scambio la Commissione Europea prepara il terreno per il TTIP. Entro un mese saranno approvati nuovi prodotti OGM che gli Stati potrebbero non riuscire a vietare

– Diciassette nuovi prodotti alimentari OGM per il consumo umano saranno autorizzati dalla Commissione Europea entro la fine di maggio. Lo rivela il Guardian, con uno scoop che anticipa di una settimana l’annuncio dell’esecutivo comunitario. Ad oggi, il Vecchio continente importa circa 58 prodotti geneticamente modificati, per la maggior parte mais, cotone, soia e barbabietola da zucchero degli Stati Uniti. Dietro il prossimo via libera ci sono proprio le multinazionali biotech d’oltreoceano, che stanno premendo con forza per accelerare i negoziati sul TTIP, l’accordo di libero scambio tra UE e USA in discussione dal 2013.